Un paio di racconti tratti dal mio libro “Racconti del Cuore”

Ho pensato di inserire un paio di racconti presi dal mio libro “Racconti del Cuore” mi sembra un bel regalo per tutti quelli che non hanno letto il libro, potete leggerli, scaricarli, regalarli.

UN PICCOLO REGALO

Il primo l’ho già pubblicato in questo blog ma mi piace metterlo anche in questa sezione.

L’AMORE DI DUE LANCETTE DI UN VECCHIO OROLOGIO

Questa è la storia di due lancette di un orologio, che per tutta la vita si rincorrevano e non riuscivano mai a stare insieme che per pochi secondi ogni ora. La lancetta lunga era ormai amareggiata. Non ce la faceva più. Quando la incontrava  le diceva per un secondo quello che provava, ma il tempo era veramente poco ed i baci avevano il sopravvento sulle parole. Poi via! Ognuno per la sua strada.Lui correva e lei, piano, piano. “Ti amo! Vorrei stare insieme con te, per sempre”.La loro vita era segnata dal tempo e sapevano che sarebbe stato così per sempre. Un giorno di sole, uno di quei giorni in cui non ti aspetti niente se non di correre dietro al tempo, com’era loro abitudine, successe l’incredibile.Una botta fortissima. Per un attimo la lancetta pensò di essere nel paradiso degli orologi. La botta era stata troppo forte. Lui non sentiva più il tempo, eppure cercava di seguirlo, di rincorrerlo, contava i secondi ma non riusciva a muoversi. “Che disperazione!” , pensò, “non poteva finire così! Che fine per una lancetta. E lei dov’era? ”Non la vedeva e non riusciva ad avvicinarsi a lei .Sì, ora la vedeva, sulle 14, ferma.Lei come stava ? La botta era stata forte e lui non riusciva più a correre verso di lei. Per tutta la  vita, la sua era stata una corsa verso di lei per un attimo di amore e poi via di nuovo alla sua rincorsa. Adesso che sarebbe successo?  Lei come stava? La botta era stata forte, ma per la prima volta nella sua vita incominciò a sentire l’odore dell’aria fresca.Il vetro era saltato. Insieme all’aria sentiva il calore del sole, era bello, ma lei dov’era?
E allora no! Non poteva finire così! Doveva trovare la forza per ripartire, l’ultimo sforzo per un amore eterno, l’ultimo sforzo per un abbraccio eterno, eterno come il tempo.

E allora ecco che, piano piano, scaldato dal sole, lui si muove . Il tempo, no! Non riusciva più a tenere il tempo, ma non gliene importava più niente.Non era importante. Eccolo sulle 11 e poi, piano piano, eccolo arrancare con tutte le forze.Lo sforzo era tremendo. Sembrava che tutto il mondo, tutto il tempo lo tirasse indietro.Non poteva fermarsi; La vedeva,  era lì ferma sulle 14. Doveva farcela per lei. Per lui. Per loro.Eccolo che arriva sulle 13. Ormai è fatta, ma la forza se ne andava, non riusciva, ma doveva farcela. Eccolo lentamente avvicinarsi. Ora solo pochi secondi lo dividevano dal suo amore . Un ultimo sforzo ed ecco che, quando ormai aveva perso le speranza, ad un soffio, ad un secondo da lei, ecco che lei con un movimento violento si avvicinò verso di lui, un secondo ed eccoli vicini. Sì, vicini per sempre! Era un sogno, che ripagava una vita di momenti e di rimpianti, una fatica che solo l’amore può fare sopportare.

………………………..”Il danno signore è troppo grande, le consiglio di tenerlo come soprammobile. Si fidi di un esperto orologiaio” , diceva mentre, inspiegabilmente, faceva l’occhiolino al vecchio orologio con il vetro rotto!

Un altro piccolo racconto molto diverso dal precedente.

ASCOLTA IL TUO CUORE

“Ehi John,  ascolta il tuo cuore”.

Erano state queste le parole che ricordavo di mia nonna

“Ehi John, il valore delle persone è dato dal loro cuore. Tutto il resto non vale niente, niente,  tutto il resto è niente: ricchezza, bellezza, potere sono niente!.Gli uomini si valutano solo dal loro cuore”.

Non capivo che cosa volesse dire tutto questo .

“Ehi John, aiutami! John, aiutami!”. Ricordo bene gli anni della mia prigionia.  Eravamo stati catturati durante la guerra. Eravamo in tanti, caduti in una imboscata, qualcuno dei nostri ci aveva traditi.

Era già da un mese che eravamo chiusi in un vecchio magazzino .

I vetri delle finestre erano rotti e di notte il freddo era tremendo.

Avevamo incominciato ad organizzarci da subito, ci eravamo dati delle regole.  Il mangiare era scarso e i feriti erano quelli che mangiavano le razioni maggiori. Facevamo i turni per aiutare chi era più debole.

Ognuno cercava di fare quello che poteva per aiutare gli altri, per cercare di sdrammatizzare, per infondere calore, amicizia, affetto.

Ricordo Amedeo. Era di Napoli.  Era sempre allegro, ma soffriva. Era stato ferito ad un ginocchio e la sua ferita non mi piaceva. Cantava e rideva, raccontava barzellette. Un giorno mi svegliai. Era molto freddo. Cercavamo di dormire tutti vicini per scaldarci. Aprii gli occhi e vidi che si era alzato, seduto su una panca, pregava e piangeva, piangeva. Non lo avevo mai visto piangere. Mi avvicinai e lo abbracciai, non c’erano parole, erano tutte inutili. Lo strinsi forte. Capii che soffriva, aveva la febbre. Era bastato un abbraccio per capire quello che provava, la paura. Era dura per noi che non eravamo feriti.

Il giorno dopo la febbre era peggiorata. Non avevamo medicine e loro non ce ne davano.

Dovevamo aiutarlo a mangiare perché da solo non ci riusciva. Un ragazzo si era offerto di aiutarlo. Mi sembrò una bella cosa. Tutti i giorni lo aiutava, gli disinfettava la ferita come poteva con quello che avevamo e lo aiutava a mangiare. Cercavamo di dargli i pezzi più buoni, le razioni più abbondanti, piano piano però mi accorsi che non parlava più, non cantava più, il mio amico Amedeo.

Volevo stargli vicino, ma  il suo amico non lo lasciava mai. Eravamo ammirati da tanta amicizia, da tanto sacrificio, solo lui poteva aiutarlo e non accettava che altri lo aiutassero  per lavarlo, per dargli da mangiare .

Amedeo non parlava, ma, da quella notte in cui ci eravamo abbracciati,  tra noi si era formato una unione, una unione di cuori, forte, indistruttibile.

I suoi occhi mi dicevano qualcosa che le sue labbra non riuscivano.

Mi ricordai solo allora delle  parole di mia nonna “ascolta il cuore!”.

Non so perché, ma Amedeo diventava sempre più debole. In pochi giorni non riusciva a parlare e non riusciva da alzarsi.  La sua guardia del corpo che lo accudiva non ci lasciava quasi avvicinare per parlare con lui .

Non mi piaceva. Non mi piaceva lui e neanche il suo atteggiamento. Cercavo dentro al suo cuore, ma niente. Tutti lo citavano come esempio di carità, di gratitudine, di amore.

Eppure dovevo essere riconoscente a quell’uomo, ma non mi piaceva e lo tenevo sempre d’occhio.

Un giorno lo vidi mentre mangiava la razione sua e quella di Amedeo, la razione più ricca la raziona più grossa .

“Ehi John, ascolta il tuo cuore!”.

“Ehi John , il valore delle persone è dato dal loro cuore. Tutto il resto non vale niente, niente!”.

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