Una mano piena di un ricordo

Mano tesaPiano, piano tornavo verso la mia vecchia auto, ma dove l’avevo parcheggiata? Quando quella mattina avevo deciso che tutto aveva un limite e l’avevo parcheggiata, non avevo pensato di  memorizzare dove.
Dovevo ricordare, ero uscito dalla tangenziale che come tutte le mattine era ingolfata da mille persone come me e poi? Avevo parcheggiato.
Non ricordo, ricordo un attimo di gioia quando ero sceso ed avevo cominciato a camminare senza meta, ricordo ancora il sorriso che mi era entrato nel cuore.
E poi? E poi quella voce ehi Gio e l’ufficio, ehi Gio e tutti gli appuntamenti che hai?
Ehi  Gio.
Avevo detto basta a quella voce che massacrava il sorriso che avevo dentro al cuore.
Avevo camminato senza meta, parlando con la gente, salutando i bambini ed i vecchi, gli abitanti dei parchi e dei giardini, gli unici a cui era concesso uscire senza meta alla mattina e senza sensi di colpa.
Molti però erano tristi, forse per tutte le cose che avevano visto, per le cicatrici che avevano dentro al cuore.
Anche loro camminavano come me senza meta .
Ora pero io ero lì che cercavo la mia auto.
Ecco mi sembrava di vedere una strada che ricordavo, ma che strana questa strada, sembrava un secolo che non passavo di lì, eppure me la ricordavo.
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