E’ arrivata l’ora legale

rosaMi è venuto in mente questa cosa leggendo il commento della mia cara amica Dm al mio post di ieri.
Leggendo il suo commento ho pensato che una delle poche cose legali in Italia  è proprio l’ora.
Oggi ho visto che per 50 euro la gente vende il proprio voto.
Hai ragione cara amica se in Sicilia la gente per 50 euro è disposta a vendere il proprio voto è proprio vero quello che scrivi il mondo è così perchè è fatta da tanta gente che è disposta a vendere il proprio voto e a farsi comandare da chi non si impone per le proprie idee, ma con l’inganno.

Ci sarà qualcosa che distingue una persone che vende il proprio voto e noi che votiamo con coscienza, informandoci e pensando a lungo chi votare.
Strano però che tra le persona che conosco non abbia mai sentito parlare di vendita di voti e che nessuno si sia mai permesso di avvicinare qualcuno che conosco per provare a comprare il suo voto.
Ogniuno è l’artefice della propria vita, anche attraverso queste piccole cose uno sceglie in che società vivere.
Uno che vende il proprio voto però perde il diritto di lamentarsi e deve accettare qualsiasi cosa gli venga imposto da chi ha contributo ad eleggere, certo che 50 euro sono proprio pochi, ma si vede che sono persone che valgono molto poco, non di più delle persone che li pagano per votare.

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7 thoughts on “E’ arrivata l’ora legale

  1. Uno che vende il proprio voto per cinquanta euro forse è uno che ha bisogno dei 50 euro per mangiare. Cinquanta euro non fanno la ricchezza, non è una cifra per cui uno si mette in vendita (almeno voglio sperare). Ma se uno è in gravi difficoltà, se uno non ha da comprare le scarpe al proprio figlio, allora anche 50 euro diventano importanti.

    *** prima di giudicare il tuo compagno, calza i suoi mocassini e camminaci un mese ***

  2. No non sono d’accordo con te.
    Mio nonno mi ha raccontato tante volte della guerra e di quanta gente è morta per avere la possibilità di vivere in uno stato democratico in cui tutti possono esprimere le proprie idee ed esprimerle anche attraverso il voto, cosa per me importante.
    Nessuno in Italia, probabilmente, sarebbe disposto a morire per la democrazia, per il valore delle idee in cui crede e non lo chiedo, ma vendere il voto a politici mafiosi e disonesti è troppo e non lo accetto nemmeno se non hai da mangiare.
    Mi dispiace è una catena, oggi accetti di vendere il voto e domani accetti un altra cosa e via di seguito e lo stato diventa uno schifo anche per una piccola cosa come quella.
    Siamo uomini mi chiedo? Se vale il discorso che fai che i 50 euro servono per mangiare, pagatemi e fate quello che volete?

  3. Non ho detto questo. Quello che volevo dire è che bisognerebbe vedere in che contesto è nata, cresciuta, vive e si muove questa gente che si vende per 50 euro.

  4. Mi dispiace Giò, ma sono d’accordo con Diemme.
    E poi, quello che mi scandalizza veramente sono i nostri politici che, pur di conservare la loro poltrona, sono disposti ad escogitare questi mezzucci, senza curarsi del fatto che quella gente ha bisogno di ben altro.

    Non è la gente che per 50 euro vende il proprio voto, è il politico che da alla sua dignità il valore di 50 euro.

  5. Non lo so, in questo periodo credo che molti dei mali che affliggono il nostro mondo non sono dati dai politici, loro rappresentano noi.
    Ci arrabbiamo con chi ruba e poi magari uscendo dall’ufficio portiamo via una penna e un paio di matite, oppure quando il fruttivendolo sbaglia a darci il resto noi in silenzio usciamo senza dire niente.
    Quando mi guardo intorno vedo si tanta gente perbene con cui condividere esperienze e pensieri, ma anche tantissima gente che aspetta solo un tuo errore per fregarti o cercare di farlo.
    E’ facile dare la colpa ai politici, ma li abbiamo eletti noi e tra pochi giorni abbiamo un altro duro compito.
    E’ diventata un po’ una moda dare la colpa agli altri, senza fare un’auto critica.
    Sono sicuro che non ci sarà cambiamento se noi per primi non incominceremo a cambiare le nostre abitudini, se non diventeremo meno egoisti, meno attenti a noi, se non condivideremo le idee e le risorse.
    Quando sarà successo questo sono sicuro che saranno finalmente cambiati anche i politici.

  6. E’ facile vederlo in questi giorni: arrivano annunciati da improbabili furgoncini da piazzista tapezzati da propaganda al limite del codice della strada. Sono loro, i candidati da 50 euro, i Corona della politica, mimetizzati nelle auto con fare da ras di periferia, dispensano sorrisi da rockstar, e ti guardano come se il tuo pensiero fosse una cambiale da riscuotere. Pensano che anche l’aria che respiri ha un cartellino, una cifra qualunque. Abbiamo detto 50, ma può essere più o anche meno, a seconda di ciò che passa il convento elettorale. Non c’è problema.

    Attenzione, attenzione, è arrivato il candidatone. Chiamano i piccoli e gli anziani, le massaie si affacciano e tutti a dire: “ah sei tu, bravo, bravo, ah questo governo, ah questo euro”. Ma come signora, non sono anni che dice la stessa cosa? E a proposito, Giancarlo, come sta? Si trova bene al nord? Dalla panchina si alza il marito: sguardo di ritirata alla moglie, e si avvia su per le scale su una colonna sonora di suonerie dai cellulari dei bambini. “Speriamo che le cose vadano meglio figlio mio”, sbotta lei imbronciata, e se ne va.

    No, spiacente, di certo non sono figlio suo. Mia madre non ha bisogno di occhiali per distinguere la sagoma di un disonesto. Mio padre si alzava alle 5 del mattino e arrivava al lavoro prima dell’usciere, viaggiando per scelta coi mezzi pubblici. Io no, non dimentico matite. Chiudo le penne altrui coi tappi. E ridò sempre il resto in eccesso, anche se l’ultima volta la cassiera mi ha guardato basita quasi come fossi un cretino. Quindi io un amico degli amici non lo voto, neanche se mi fa presidente perpetuo di casa sua con vista sul paradiso.

    Ma il candidato da 50 euro lo sa già dalla scorsa volta, mi ha squadrato mentre passavo, e, riconosciutomi, fiuta la mia indifferenza, ricambiandola con tanfo di disprezzo. Intanto il bagagliaio si apre: regali per tutti. Soldi quà, ricariche là, tutti felici, tutti contenti. Ma chi paga? Non ne ho idea, o forse si. E peccato che nella stragran parte dei casi, la somma non servirà mica a mangiare, non è la goccia nel bicchiere sempre vuoto, e neppure il costo di un voto qualunque.

    E’ dove chi riceve dà quel dato valore alla politica, peraltro sprezzantemente, e da quel momento si ritiene in aperto credito di futuri ipotetici favori.
    E’ dove si fissa un prezzo ad un diritto, legittimando qualcuno che in cambio di onestà offre conio di dubbia provenienza col fiocco di un sorriso per dementi.
    E’ dove si sottoscrive un tacito contratto con la mafia, e i suoi rappresentanti in petto alla cosa pubblica.

    Non c’è niente da capire, nulla da considerare. O stai da una parte o non ci stai. O ne sei parte o non lo sei. E questa mia Sicilia non è in vendita, e non lo sarà mai. Come non lo è questa nostra Italia, che seppur spesso tradita e ferita merita ancora tutta la nostra passione, la nostra speranza, e la nostra più viva coscienza in ogni scelta. Sempre. …Ciao!

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