Una mano piena di un ricordo

Mano tesaPiano, piano tornavo verso la mia vecchia auto, ma dove l’avevo parcheggiata? Quando quella mattina avevo deciso che tutto aveva un limite e l’avevo parcheggiata, non avevo pensato di  memorizzare dove.
Dovevo ricordare, ero uscito dalla tangenziale che come tutte le mattine era ingolfata da mille persone come me e poi? Avevo parcheggiato.
Non ricordo, ricordo un attimo di gioia quando ero sceso ed avevo cominciato a camminare senza meta, ricordo ancora il sorriso che mi era entrato nel cuore.
E poi? E poi quella voce ehi Gio e l’ufficio, ehi Gio e tutti gli appuntamenti che hai?
Ehi  Gio.
Avevo detto basta a quella voce che massacrava il sorriso che avevo dentro al cuore.
Avevo camminato senza meta, parlando con la gente, salutando i bambini ed i vecchi, gli abitanti dei parchi e dei giardini, gli unici a cui era concesso uscire senza meta alla mattina e senza sensi di colpa.
Molti però erano tristi, forse per tutte le cose che avevano visto, per le cicatrici che avevano dentro al cuore.
Anche loro camminavano come me senza meta .
Ora pero io ero lì che cercavo la mia auto.
Ecco mi sembrava di vedere una strada che ricordavo, ma che strana questa strada, sembrava un secolo che non passavo di lì, eppure me la ricordavo.
Una volta ero sicuro lì c’era un palazzo ed un centro commerciale ed oggi un giardino immenso pieno di alberi.
Tutto questo non aveva senso, ma ci avrei pensato dopo, adesso dovevo trovare la mia macchina.
Una volta ero sicuro lì c’era un’uscita della tangenziale, ricordo che spesso quando in tangenziale non si girava per il traffico uscivo in quello svincolo per cercare nelle strade normali maggior fortuna.
Niente più svincolo!
Che strano ma dove era la mia macchina?
“Ehi, Ragazzo! ragazzo!” 
Ragazzo a me? “Grazie, per il ragazzo, dimmi”, era una ragazza bellissima, ero rimasto senza fiato da quanto era bella, i suoi occhi sembravano conosciuti ed il suo viso dolce mi dava sicurezza.
“Si, dimmi”.
”Ragazzo mi devi aiutare c’e un ragno nel sedile della mia macchina, aiutami ti prego, io ho il terrore dei ragni”.
Il terrore dei ragni? Quella voce la conoscevo, “non ti preoccupare a me piacciono”.
”Avevo lasciato la macchina con il finestrino chiuso, ma da dove può essere entrato,  non è che ce ne saranno altri, avrà fatto il nido?  Sarà piena di ragni?”
“No, adesso lo prendo e lo sposto nel prato”.
“Nooo uccidilo, ti prego, se no poi torna in macchina. Avrà fatto lì il nido? Uccidilo ti prego”.
“No, lo sai che non uccido i ragni, te lo ho detto tante volte e credimi non tornerà e una tua paura quella che i ragni preferiscano stare in casa o in macchina, loro sono sicuro, preferiscono i prati e non ti preoccupare non ha fatto il nido nella tua macchina.
Stai tranquilla, fidati di me.
Non ti fidi mai di quello che dico, vero?
Perché?”
Ma, forse lo so perché?”
Eri partita ed io ero rimasto lì a guardare la tua macchina blu partire.
Ti eri voltata un attimo ed avevi rallentato.
Ero sicuro che ti saresti fermata e avresti visto quel ragazzo lì ad un lato della strada, con in mano un piccolo ragno, piccolo, ed anche lui era fermo, fermo come me, quasi impietrito.
Ti eri fermata un attimo e poi avevi guardato per un secondo verso di me, i tuoi occhi si erano congiunti per un secondo ai miei.
“Fermati torna qui da me, no, anzi, vieni con me, dai muoviti, corri guarda la il cielo, si sta tingendo di rosa, rosso, verde, un tramonto bellissimo pieno di colori, dai, vieni muoviti”.
“Ma dove andiamo?”
“Dai vieni, che poi in tramonto finisce, dai, ormai siamo in spiaggia, muoviti o vuoi arrivare quando è già buio.
Guarda!”
Ti abbracciavo e cercavo di stringerti più che potevo, “ho freddo” mi dicevi ed io ti stringevo di più, “guarda che colori, guarda che spettacolo”.
Sto cercando di fare entrare nel mio cuore tutti i colori del mare e quelli del cielo.
Sto cercando di farti entrare nel mio cuore, e di far entrare i tuoi respiri, la tua pelle, il tuo odore, i tuoi abbracci, ed ogni attimo di quello che sto passando con te.
“Se un giorno non potrò più vedere questo tramonto bellissimo o non potrò più abbracciarti, o non potrò più accarezzare la tua pelle, vedere i tuoi occhi, sentire il tuo odore?
Beh, è tutto dentro al mio cuore e lo ricorderò per sempre nel tempo.”

E poi eri ripartita dopo un attimo, il ragno non era più sulla mia mano, non riuscivo a pensare quanto tempo ci eravamo guardati negli occhi prima che tu partissi con la tua macchina.
Ed io, eri lì, fermo con una mano aperta tesa in avanti, una mano piena di un ricordo che non andava più via.

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4 thoughts on “Una mano piena di un ricordo

  1. Questa immagine ha fatto nascere in me il desiderio di ricercare un ricordo dentro di me, ma è una lotta con me stessa… no, non cercarli, non soffrire ancora… non sono dolci ricordi relativi a qualcosa che si è evoluto nel tempo, non sono dolci ricordi dei primi incerti passi di una strada che stai percorrendo: tutto finito, tutto sepolto per poter sopravvivere; e una lotta si scatena dentro di me, una voce che dice “ricorda!”, e un’altra che intima “non spostare quel macigno che ti protegge”….
    Ma i ricordi sono iniziati a scorrere, abbracciati sulle montagne russe, e poi lungo la sponda del fiume, che mi guardi negli occhi e mi chiedi “Vuoi sposarmi?”. Avevo 18 anni, e non ci siamo mai sposati. Subito un altro ricordo si sovrappone, alla stazione della metro, gli anni ora erano 20, io dentro il vagone, sulla porta, tu fuori, che continuavamo a salutarci, il volto è diverso, e diversi i progetti: l’autista della metro si commuove a vederci, “Un minuto ancora ve lo posso dare”, e che regalo quel minuto per noi! E poi… poi nulla, vedo te con un’altra, mi dai la partecipazione e mi dici, davanti a lei, “Sei la persona più importante della mia vita, ti prego, non mancare”. E lei sogghigna, ma che ti sogghigni, come accetti che mi dica davanti a te che sono la persona più importante della sua vita, “non mancare” mi dici, ma certo che mancherò, che pretendi da me, mancherò come sei mancato tu, e chissà cosa sarà, separatamente, di noi.
    Basta Giò, perché hai tirato fuori quella mano piena di ricordi…
    E ancora la mente galoppa, e la vorrei fermare… sei seduto al bar, come ogni mattina, leggi il giornale e mi aspetti, ti brillano gli occhi quando mi vedi… brillano sempre, ma sono pieni di stupore, quando mi vedi vestita da sposa, “Dio, quanto sei bella” mi dici, mi porgi la mano, mi porti all’altare… e poi, poi cos’è successo?
    Basta, non ne posso più, fermatevi, fermatevi ricordi miei, o in un modo o nell’altro vi fermo io!
    “La signora Diemme è pregata di contattare il personale di volo”. Oddio, cosa è successo? Mi rivolgo a una hostess, mi invita a seguirla. Sono preoccupata, che può essere? “Non si preoccupi”, e sorride. Mi porta fin dentro la cabina di pilotaggio, il pilota sorride e mi passa un microfono. Da qualche parte esce la tua voce, “Mi manchi” mi dici, e prima che io possa capire cosa sta succedendo sono stata riaccompagnata al mio posto. Un piccolo strappo alla regola, più di questo non si può.

    Le lagrime mi scendono fitte, la via dei ricordi è cosparsa di petali di rose, ma il cielo sopra è plumbeo, e la sensazione è di angoscia. La via della mano destra, quella che ti porta a costruire, a costruire qualcosa che magari non ti interessa, e che solo alla fine ti accorgi di essere altro da te; o la via della mano sinistra, quella che ti porta a esistere, a vivere un’esistenza piena, che ti porta a percorrere una strada dalla vista mozzafiato, ma che potrebbe non farti raggiungere mai nessuna meta? La mèta è il viaggio: e io continuo a camminare.

  2. Bello il post gio, o forse dovrei dire il racconto…? finisce che piango anche io… come dm!
    E’ affascinante pensare così ai ricordi… ma mi rendo conto che ho ancora troppa paura dei ragni – mi tolgono il fiato. E l’automobile non si vuole mettere in moto.
    grazie delle tue belle parole, delle emozioni che dai.
    Ha ragione dm: la méta è il viaggio. Si tratta di imparare ad apprezzarlo…

  3. Sono contento che vi sia piaciuto dentro a questo racconti ci sono tante emozioni che ho vissuto, tante speranze, tante gioie, ma anche tanto dolore.
    La vita è fatto di questo.
    Cara DM spesso il nostro cuore è segnato all’esterno da profonde cicatrici, ma all’interno è pieno di ricordi che rimarranno indelebili nel tempo.
    L’importante e lasciare spazio per altri ricordi, per altre emozioni, per altre gioie e forse per altro dolore, ma non importa, le gioie ripagheranno il rischio di soffrire ancora.

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