Diamo tutto per scontato?

Paesaggio innevatoPrendo lo spunto da una cosa che mi è capitata per scrivere il primo articolo di questo anno.
Mi sono preso un attimo di riposo e dopo aver letto, capirete anche il perché.
Diamo tutto per scontato, è stata questa la cosa che ho pensato dopo 8 giorni passati al freddo con la caldaia rotta
E’ tutto scontato, il caldo d’inverno, l’acqua corrente e magari anche calda, l’elettricità per fare andare i nostri computer e nostri frigoriferi, la macchina parcheggiata sotto casa ed i benzinai sempre pronti a farti il pieno, potrei continuare per ore a riepilogare le cose che per noi sono scontate.
Questi 8 giorni al freddo senza riscaldamento, senza acqua calda, mi hanno fatto pensare a quante persone vivono abitualmente queste situazioni. Queste parole non vogliono essere un vogliamoci bene, o siamo più buoni pensiamo agli altri, ma una valorizzazione delle cose che abbiamo acquisito.

Nessuno si sveglia alla mattina dicendo che fortuna questa notte ho dormito al caldo e adesso mi faccio una bella doccia calda, prima di prendere la macchina e andare al lavoro.
E’ scontato, ma quando poi una di queste cose viene a mancare, vedi per esempio la benzina durante lo sciopero dei camionisti, ti rendi conto dell’importanza di una cosa banale come fare il pieno alla macchina quando sei in riserva, oppure come il riscaldamento e quando, come oggi, il tecnico finalmente, dopo tanti giorni ti rimette in funzione il riscaldamento sei felice e ti godi il caldo della casa.

Forse fa bene alle volte privarsi di qualcosa in un mondo dove tutto è scontato, dove tutto è automatico, dove tutto si compra, per ridare valore alle cose che reputiamo acquisite di diritto, cose che nessuno ci può toglie.

Eppure basta uno sciopero per paralizzare l’Italia con la gente che non va a lavorare, “non ha benzina nelle macchina”, non può certo prendere un treno o un autobus.

Vorrei finire con una frase che riassume queste parole, “le cose le ami di più quando non le hai”.
Qualche parola per  riflettere un attimo.

 

Ps. Oggi sono contento, ho il riscaldamento e posso permettermi di scrivere il primo articolo del 2008 sereno, al caldo e mi sono potuto togliere i guanti e berretto che ho portato per 8 giorni in casa.

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3 thoughts on “Diamo tutto per scontato?

  1. Caro Giò,
    ti ricordi quando mancò l’elettricità in tutta Italia? Black out totale, ovunque. Dovemmo imparare a vivare come gli uomini preistorici, seguendo i ritmi della giornata, approfittando della luce del sole, e ritirandoci al calare della sera. Eppure fu bello. Avevo allora una vicina deliziosa (che naturalmente ha cambiato casa…), che aveva una bambina piccola. Ci ritrovammo insieme, per poter fare qualcosa: Lei aveva solo telefoni senza fili, e quindi non funzionavano. I cellulari sì, funzionavano ma, una volta scaricati, non si potevano ricaricare. E allora tirai fuori dalla soffitta (si fa per dire) un vecchio telefono a disco, e lei riebbe il contatto col mondo. E la radio? Io ne avevo una che avrebbe pure funzionato a batteria, se avessimo avuto le batterie. E allora dagli a smontare i giocattoli della bambina, alla ricerca di uno con batterie compatibili con la mia radio. A un certo punto ci è preso a ridere: ci piaceva quella situazione d’emergenza, ci piaceva dover finalmente “pensare”, improvvisare, non avere la pappa “scontatamente” fatta.
    Per la prima volta nel mio condominio di gente snob abbiamo socializzato: c’erano i possessori di torcia che facevano il “servizio” di andare a prendere le persone giù al portone e ricondurle a casa. E certo, è stata una cosa che ci ha fatto capire quanto siamo dipendenti dall’elettricità. Altre volte capiamo quanto siamo dipendenti dal petrolio. Ma a casa mia capita anche con le piccole cose: dover aprire una scatoletta e non avere l’apriscatole (benedetta la moderna apertura a strappo!), o dover accendere il fuoco e non trovare né accendigas né fiammiferi (a casa mia succede!).
    Già che me l’hai fatta ritornare in mente, mi ripropongo di riportare questo commento come post sul mio blog, a imperitura memoria di quei giorni di black out: nel frattempo, mi è tornato in mente un mio post , “L’essenza, l’assenza)(http://donnaemadre.wordpress.com/2007/06/15/lessenza-lassenza/) in cui, prendendo spunto dalla testimonianza di uno speleologo, mi ponevo qualche domanda sul necessario e sul superfluo. Evviva l’essenza!

  2. Grazie, Signore, Grazie!
    Grazie per tutti i regali che Tu mi hai offerto oggi,
    Grazie per tutto quello che ho veduto, sentito, ricevuto.
    Grazie per l’acqua che mi ha svegliato, per il sapone profumato e il dentifricio fresco.
    Grazie per i vestiti che mi proteggono, per il loro colore ed il loro taglio.
    Grazie per il giornale fedele all’appuntamento, per le sue storielle, sorriso del mattino, per le riunioni serie che si succedono, la giustizia resa e la partita vinta.
    Grazie per i servizi della nettezza urbana e per chi li svolge, per le loro grida mattutine e per i rumori della strada che si sveglia.
    Grazie per il mio lavoro, i miei strumenti, i miei sforzi.
    Grazie per il metallo fra le mie mani, per il suo lungo lamento sotto l’acciaio che lo morde, per lo sguardo soddisfatto del caporeparto e per il carrello dei pezzi finiti.
    Grazie per Giacomo che m’ha prestato la sua lima, Daniele che m’ha dato una sigaretta, Carlo che m’ha tenuto la porta.
    Grazie per la strada accogliente che mi ha portato, per le vetrine dei negozi, per le vetture, per i passanti, per tutta la vita che scorreva rapida fra i muri delle case.
    Grazie per il cibo che mi ha sostenuto, per il bicchiere di birra che nel pomeriggio mi ha dissetato.
    Grazie per la moto che docilmente m’ha condotto ove desideravo, per la benzina che l’ha fatta correre, per il vento che mi ha accarezzato il viso e per gli alberi che mi hanno salutato al passaggio.
    Grazie per le ragazze che ho incontrato,
    per il rossetto di Graziella dalla tinta delicata,
    per la permanente di Michelina, che dà risalto al suo viso,
    per la smorfia d’Anna Maria e la sua risata che distende.
    Grazie per il bimbo che ho guardato giocare sul marciapiede di fronte,
    Grazie per i suoi pattini a rotelle e per l’aria strana che aveva quand’è caduto.
    Grazie per i saluti che mi hanno rivolto, per le strette di mano che ho dato, per i sorrisi che mi hanno offerto.
    Grazie per la mamma che mi accoglie a casa, per il suo affetto discreto, per la sua silenziosa presenza.
    Grazie per il tetto che mi ripara, per la luce che mi rischiara, per la radio che canta.
    Grazie per il giornale-radio e per tutti i programmi.
    Grazie per il mazzo di fiori, piccolo capolavoro sul mio tavolo.
    Grazie per la notte quieta,
    Grazie per le stelle.
    Grazie per il silenzio.
    Grazie per il tempo che Tu mi hai dato. Grazie per la vita. Grazie per la grazia.
    Grazie d’esser qui, o Signore. Grazie di ascoltarmi, di prendermi sul serio, di ricevere nelle Tue mani il fascio dei miei doni per offrirli al Padre Tuo.
    Grazie, o Signore, Grazie!

    M. Quoist, Prières

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