Passato futuro oppure il presente

Foto gattoHo scritto un piccolo racconto “che giorno è oggi” riprendo i concetti di cui ho parlato nel racconto e mi chiedo:
Perché continuiamo a scordarci che ogni giorno è unico diverso dagli altri? Perché ci scordiamo che passato un giorno, quel giorno non ci sarà mai più?

Sento spesso parlare la gente e molti dire: “appena ho finito di pagare il mutuo mi faccio una bella vacanza” “appena avrò i figli grandi farò questo, appena laureato farò quest’altra cosa, appena viene l’estate farò, appena ecc”.
Sento le persone spostare avanti la propria vita, spostare avanti i sogni, le aspirazioni, i divertimenti le proprie aspirazioni.

L’unico momento che ha senso di essere vissuto e adesso, questo momento. 
Provare piacere nel scrivere questi pensieri in questo momento, senza posticipare il piacere nel prossimo che scriverò.

Perché è cosi difficile capire che l’unico momento che ha senso di vivere con tutta la consapevolezza e oggi, non domani, ne tanto meno l’ieri.

Quante persone vivono il passato e godono solo nel pensare al passato e li senti dire: “quando ero giovani si che facevo, quando era a scuola, quando ero senza figli, quando quando ecc”.

Il passato è passato e ci deve rimanere il ricordo, il futuro è futuro e lo vivremo quando diventerà presente.
L’unico momento che esiste è adesso, non posticipiamo la nostra vita e non viviamo solo di ricordi.

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4 thoughts on “Passato futuro oppure il presente

  1. Questo è quello che la psicologia chiama “il terribile rischio della futurizzazione”: sopravvivere in attesa di una vita che, sempre procrastinata, non arriverà mai. Tutti i saggi ci ammoniscono: si vive ORA E QUI.
    Lessi una volta un libro che ho amato moltissimo “Vino e pane”, di Ignazio Silone. A un certo punto uno dei personaggi, parlando con il protagonista dice (cito a memoria, quindi potrebbero non essere esattamente questo le parole, ma questo è comunque il concetto): rimandiamo tutto alla vita che verrà, al domani che sarà migliore e “ci prepariamo a morire con il rimpianto di non aver vissuto”.
    Comunque, seguendo il secondo me sacrosanto principio “un po’ per l’anima, un po’ per il corpo”, non si può neanche fare gli allegri gaudenti, e bruciarsi la vita “ora e qui” senza preoccuparsi di costruire qualcosa per il futuro. C’è un po’ di differenza tra il “carpe diem” e l’irresponsabilità: godiamoci il campo fiorito, ma non dimentichiamoci la semina, altrimenti né noi, né le generazioni future avranno altri campi fioriti da guardare.
    Buon anno Gio!

  2. Il punto è proprio questo: seminare, come dice la cara DM, e appassionarsi già alla semina. Non avere fretta di raccogliere: questo non vuol dire bruciarsi l’esistenza in un istante, per godersela qui e ora e via… Significa, piuttosto, lasciarsi affascinare dal percorso, dalla strada da fare per raggiungere la propria meta. Ogni singolo passo è importante. Ha un suo meraviglioso e a volte misterioso significato. E anche quando prendiamo una brutta storta, dovremmo imparare a prenderla come parte di questo incredibile e davvero unico viaggio che è la vita.
    Parole, lo so, sono la prima a non esser loro fedele. DM che bazzica per il mio blog lo sa… Ma questo non vuol dire che non valga la pena provarci!

  3. Ciao, mi dai l’indirizzo del tuo blog? Mi piacerebbe leggerlo.
    Per tornare all’articolo, la teoria è sempre più facile della pratica, ma l’importante è ogni tanto ripassarla se ci abituiamo a pensare in un certo modo dopo è tutto più semplice e diventa più difficile sbagliare.

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