Ho comprato un piccolo libro

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Ho comprato un libro mi attirava il titolo “ascolta il tuo cuore esso conosce tutte le cose”.

 

 

A casa poi ho cominciato a sfogliarlo e con sorpresa ho trovato al suo interno una dedica.

Mi sembrava di averlo sfogliato in libreria e della dedica nessuna traccia che strano .

La dedica scritta a mano dice “L’AMORE è LA GUIDA E IL CAMMINO”

Io sarò matto ma credo che i libri ci parlino, ho sfogliato ancora il libro e mi si è aperto a pag 147 ed il mio occhio è caduto su una frase, è un cuore che parla con un ragazzo:

“Per ogni uomo sulla faccia della terra c’è un tesoro che lo aspetta , disse il cuore. Noi, i cuori solitamente parliamo poco di questi tesori, perché gli uomini ormai non vogliano più trovarli, ne parliamo solo ai bambini.

Poi lasciamo che la vita indirizzi ciascuno verso il proprio destino. Ma purtroppo, soltanto pochi seguono il cammino tracciato per loro, il cammino della loro leggenda personale della felicità.

Allora noi, i cuori, parliamo a ciascuno sempre sottovoce, non tacciamo mai. E ci auguriamo che le nostre parole siano udite: non vogliamo che gli uomini soffrano perché non hanno seguito il proprio cuore.

Ma perché mai i cuori non suggeriscono agli uomini di continuare a seguire i propri sogni?

Da quel giorno il ragazzo comprese il proprio cuore e gli chiese di non abbandonarlo mai. E lo pregò, quando egli si fosse trovato lontano dai propri sogni, di stringergli il petto e mandargli così un segnale di allarme.
Il ragazzo giurò che, ogniqualvolta avesse udito questo segnale lo avrebbe ascoltato.”

Pag 53 “Ed il ragazzo pianse Pianse perché Dio era ingiusto e ripagava in questa maniera quelli che credevano nei propri sogni  Adesso sono triste ed infelice che cosa faro? Sarò più amaro e non mi fiderò più di nessuno? Odierò tutti coloro che hanno trovato un tesoro nascosto”.

Ho aperto a pag 157 “ non abbandonarti alla disperazione, altrimenti non riuscirai a parlare con il tuo cuore. Chi conosce la propria leggenda personale conosce tutto ciò che ha bisogno di conoscere. Soltanto una cosa rende impossibile un sogno: la paura di fallire.

Io non ho paura di fallire, ma non so proprio come farlo…, allora dovrai impararlo. La tu vita dipende da questo. E se non ci riuscirò? Morirai mentre starai vivendo la tua leggenda Personale. E’ assai meglio che morire come migliaia di altri uomini, che non hanno mai saputo che la  leggenda personale esiste”.

Non credo che sia un caso tutto quello che ci succede tutto quello che leggo.

Le parole lo so contano poco.

Spesso tante altre cose parlano di più di tante parole.

Adesso apro il libro per l’ultima volta Pag 143 “ASCOLTA IL TUO CUORE ESSO CONOSCE TUTTE LE COSE, perché è ORIGINATO DALL’ANIMA DEL MONDO, E UN GIORNO VI FARà RITORNO”.

L’amore è questo?

Era notte, era buio, era freddo, i brividi  mi correvano su tutta la pelle. Avevo voglia di dormire, sì, mi sarei sdraiato in un angolo e avrei voluto dormire, per quanto non lo so. Mi sarebbe bastato per fare passare quella notte eterna, quel freddo, che ti faceva battere i denti, un freddo per cui nessun maglione, poteva scaldarti, un freddo che nasceva dal cuore. Sì, la notte riempiva i miei pensieri, ed il freddo il mio cuore. Eppure, andavo avanti, un passo dopo l’altro, senza sapere dove, senza sapere perché, un passo e poi un altro. La vita continuava ed il freddo non smetteva di attanagliarmi il cuore e poi si spargeva in tutto il corpo. Ogni giorno era uguale al precedente, sempre buio e freddo. E poi, forse è sempre così, ti accorgi di un raggio di sole, di uno sguardo che ti scalda per un attimo il cuore, il buio si dirada, quello sguardo entra nei tuoi pensieri, entra nel tuo cuore e piano piano il buio sparisce, sorge un sole caldo, che ti scalda, lentamente il sole entra nella tua pelle e all’improvviso ti accorgi che stai camminando, mano nella mano nel sole estivo di una giornata di luglio, senti il sole caldo che ti scalda il viso e senti la mano calda, che ti riscalda il cuore. Cammini e non pensi ad altro che a questa sensazione improvvisa. Cammini e non vorresti fermarti mai, il suo sguardo illumina le tue giornate e non vedi l’ora che sia mattina, che sia domani per poter correre con lei di nuovo al sole, per scaldare ancora il tuo cuore, con un suo abbraccio e con il caldo dei suoi sentimenti.
Il tempo gioca con te e ti sembra che non passi mai, il tuo cuore esulta e sogna.

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Una mano piena di un ricordo

Mano tesaPiano, piano tornavo verso la mia vecchia auto, ma dove l’avevo parcheggiata? Quando quella mattina avevo deciso che tutto aveva un limite e l’avevo parcheggiata, non avevo pensato di  memorizzare dove.
Dovevo ricordare, ero uscito dalla tangenziale che come tutte le mattine era ingolfata da mille persone come me e poi? Avevo parcheggiato.
Non ricordo, ricordo un attimo di gioia quando ero sceso ed avevo cominciato a camminare senza meta, ricordo ancora il sorriso che mi era entrato nel cuore.
E poi? E poi quella voce ehi Gio e l’ufficio, ehi Gio e tutti gli appuntamenti che hai?
Ehi  Gio.
Avevo detto basta a quella voce che massacrava il sorriso che avevo dentro al cuore.
Avevo camminato senza meta, parlando con la gente, salutando i bambini ed i vecchi, gli abitanti dei parchi e dei giardini, gli unici a cui era concesso uscire senza meta alla mattina e senza sensi di colpa.
Molti però erano tristi, forse per tutte le cose che avevano visto, per le cicatrici che avevano dentro al cuore.
Anche loro camminavano come me senza meta .
Ora pero io ero lì che cercavo la mia auto.
Ecco mi sembrava di vedere una strada che ricordavo, ma che strana questa strada, sembrava un secolo che non passavo di lì, eppure me la ricordavo.
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Corri corri e non ti fermare

Corri, corri erano state le sue parole, corri e non ti fermare.
Ed io non mi ero neanche voltato, correvo come in vento, non ricordavo di aver mai corso così forte.
Correvo e non pensavo al cuore che sembravo uscirmi dal petto, non pensavo ai polmoni che cercavano aria e sembravano impazziti, non pensavo al dolore alla milza che chiedeva un attimo di tregua.
Correvo come il vento e non ascoltavo il mio corpo che chiedeva un secondo per riacquistare le sue energie.
Sentivo le gocce, piccole gocce di sudore, uscire da ogni poro del mio corpo.
Mi sembrava ancora di sentire quella voce che urlava, corri! Non ti fermare, corri!
La gente mi guardava passare, vedovo visi perplessi, vedevo persone muovere la testa.
Vedevo qualcuno che, ogni tanto, cercava di fermare la mia corsa, ma io niente, lo evitavo, con una finta del busto. Nessuno sarebbe riuscito a fermarmi, ne ero sicuro .
E poi? E poi ricordo di essermi fermato improvvisamente, nella testa ancora quella voce corri, ma davanti me ora avevo lei.
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Che giorno è oggi?

“Che giorno è oggi?” Questa era stata la prima cosa che avevo chiesto appena ero uscito dal negozio.
“Come che giorno è oggi?” Mi aveva riposto una giovane ragazza, “mi prendi in giro”, erano state le sue parole.
No, non la prendevo in giro, era questo che volevo risponderle, mentre lei ormai era andata.
Non ricordavo che giorno era oggi, in realtà non ricordavo neanche che giorno fosse ieri e che giorno sarebbe stato domani .
In fondo non importava sapere che giorno era oggi, erano questi i miei pensieri mentre cercavo di sbirciare dentro ad una vetrina per vedere un calendario con una bellissima modella nuda.
Da lontano potevo solo capire in mese.
Dicembre era scritto in grande sopra al suo seno, avevo scoperto almeno il mese e per il momento ero soddisfatto.

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Una melodia di cuori

LA LA LA LA LA LA  LA LA LA LA LA LA.Le urla erano forti, tutti si erano svegliati, chi urlava? LA LALA LA LA LA LA. Chi era che urlava cantando come un matto, nel mezzo della notte e che cosa voleva dire questa melodia LA LA LA LA LA?
Un matto sicuramente.
“Basta”, si sentiva, “vogliamo dormire”, ma chi cantava? Cosa voleva dire LA LA LA LA? Il giorno dopo in sindaco della città volle investigare, ma che cosa era successo quella notte e chi aveva svegliato tutta la città con le grida? Cosa voleva dire LA LA LA? Il pomeriggio si riunì il consiglio comunale e furono tutti d’accordo. Il comune non poteva non intervenire e la notte seguente il sindaco organizzò delle  vedette per capire chi osava interferire con il sonno di tutti i cittadini con il LA LA LA.La notte venne veloce e nell’aria puntuale incominciò a risuonare un dolce suono LA LA LA LA LA LA LA LA LA LA LA LA LA LA LA. Le vedette erano impazzite, il suono sembrava venire da tutte le parti, era impossibile capire da dove provenisse, era un lamento armonioso, un suono di mille violini che suonavano impazziti, i cui echi facevano perdere il senso della distanza e della direzione.
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E’ bella come la mia mamma?

Ero fermo in mezzo al marciapiede e guardavo la gente che passava, nessuno si curava di me, la gente passava e spesso quasi mi urtava nel passare per la fretta.
Era un pò che ero fermo e guardavo tutti, pochi alzavano gli occhi, quasi tutti correvano guardando in basso, forse per evitare pozzanghere, buchi nel marciapiede o cacche di cane.
Sentivo una magica follia lentamente entrava dentro di me.
Ero sempre fermo, sentivo una forza crescere e salire dalla stomaco, un urlo uscire dalla mia bocca, lo sentivo crescere nello stomaco, salire nei polmoni, passare per la gola  “TI AMO,  TI AMO” .
La gente improvvisamente aveva alzato gli occhi e tutti ora mi guardavano, ora le persone mi guardavano continuando a correre, anzi, forse aumentando il passo.
Ora però nessuno mi urtava più, tutti passavano lontano e mi guardavano, alcuni dopo il primo sguardo avevano abbassato di nuovo gli occhi e si erano allontanati veloci “TI AMO” urlavo “TI AMO” sempre più forte “TI AMO”.
Una bimba mi guardava e mi sorrideva, era una piccola bimba, con occhi sereni e dolci, mi guardava dritto negli occhi, come solo i bambini sanno fare.
“TI AMO DOVE SEI, DOVE SEI”.
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Lettera di un bambino Iracheno ad un bambino Americano.

Un bimbo Ciao sono Kerizab sono Iracheno, ti scrivo perché il mio babbo mi ha detto che il tuo babbo verrà presto a liberarci dalla schiavitù.
Volevo che tu ringraziassi il tuo papà.
Mi hanno detto che lui viene perché noi siamo oppressi dalla schiavitù del nostro presidente.
Mi ha detto che ci porterete da mangiare. Mi hanno detto che appena arriverete  interromperete le sanzioni che ci stanno massacrando, specialmente a noi  bambini, che fanno si che non ci sia latte per i più piccoli e che non ci siano medicine negli ospedali.
Mi hanno detto che tutto questo finirà e sono contento.
Tuo Babbo  arriverà con le medicine che da anni aspettiamo, senza le quali sono  morti tanti miei fratelli.
Mi hanno detto che tuo Babbo porterà il latte per i miei fratelli, sai in questi anni  tanti sono morti  senza latte .
Mi hanno detto che finalmente ci sarà la liberta e tutti saranno, uguali come da voi .
Mi hanno detto che finalmente anche i più poveri non moriranno di fame, come da voi che siete liberi.
Mi hanno detto che finalmente ci sarà da mangiare per tutti e medicine per tutti, come da voi.
Mi hanno detto che dopo forse ci sarà da lavorare e costruirete le strade, le case, come da voi.
Mi hanno detto che tutti saremo uguali, come da voi e che non ci sarà un presidente che potrà fare quello che vuole,  che può se lo vuole invadere un altro stato .
Mi hanno detto che il vostro presidente e buono, non come il nostro .
Mi hanno detto che il vostro presidente non pensa ai propri interessi o si arricchisce e fa arricchire solo chi vuole lui, come da noi.
Mi hanno detto che presto succederà tutto questo e ne sono felice.
Finalmente potrò essere libero, come te.
Mi hanno detto però che forse per liberarmi distruggeranno la mia casa, a me piace, è piccola e povera, ma ci sono nato, a me piace cosi come è, non la voglio più bella, come mi hanno detto che mi daranno, forse, dopo che le bombe l’avranno distrutta
Potresti dire a tuo papà di non distruggere la mia e quella di mio cugino, a noi non interessa quella nuova, ma quella che abbiamo adesso.
Mi hanno detto che per un pò non potrò uscire di casa perché le bombe arriveranno sulla città, ma a me piace uscire e giocare a pallone nelle strade, a te piace?
Mi hanno detto che forse il mio Babbo morirà in questa guerra, ma io amo mio papa,  chiedi al  tuo presidente, chi mi stringerà dopo che sarà morto, chi mi  stringerà quando di notte sentirò le bombe che cadono intorno ed avrò paura ? Tu vuoi bene al tuo papa?
Mi hanno detto che forse per giorni non ci sarà da mangiare e da bere .
Mi hanno detto che non ci sarà la luce. Io ho paura del buio e tu?
Mi hanno detto che per parecchio non potrò andare a scuola, a me piace andare a scuola, a te? tu ci vai?
Mi hanno detto che forse non rivedrò molti dei miei amici, ma se avete le bombe intelligenti chiedi  al tuo papà per favore di non farle cadere sulle case dei miei amici, se muoiono loro con chi giocherò io? E poi io voglio bene ai miei amici, tu ai tuoi?
Adesso però caro amico ho molta paura per me e per i miei fratelli piccoli. Tu hai fratelli?
Mi hanno detto che la guerra ci porterà la libertà.
Ma adesso ho tanta paura e piango insieme ai miei fratelli, tu di cosa hai paura?
Pensavo, anzi, chiedevo un piacere, chiedi per favore al tuo presidente che è cosi buono ed al tuo papà di non venire a fare la guerra?  Cosi non avrò più paura
Ciao il tuo amico

Kerizab

Gio? Sì sono qui

“Gio”
“Sì”
“Ho visto un piccolo gabbiano che volava e poi si è posato vicino a me. Mi ha guardato, era bello”
“E poi“  
“Poi e volato via“
“Gio… tornerà?”  
“Non lo so, non so se tornerà, ma lo spero”.
“Gio” 
“Sì”  
“Gio”  
“Sono qui”
“Che bello”
“Che cosa?”
“Che tu sia qui”
“Sì, alle volte si da una cosa per scontata. Alle volte e cosi scontato che tu ci sia, che tu sia qui vicino a me, che mi scordo che tu ci sei. E poi basta un niente e tutto diventa diverso. Ti accorgi subito quando una persona non c’è piu”
“E’ triste”  
“Sì”
“Lo sai che cosa penso? Penso che si passa tutta la vita a cercare qualcuno da amare e poi alle volte ti sfugge dalle mani quando ormai lo avevi li. La vita ti fa degli scherzi incredibili.
Però io credo che non sia vero che la vita ti insegna, non è vero che quello che ti è capitato ti deve fare cambiare.
Credo che tu debba vivere la vita in ogni occasione come se fosse unica e la sola, senza pensare che sarà l’unica”

Non avevo niente da fare

Foto albero di cachi con la neveCamminavo con calma, non avevo fretta, oggi non avevo niente da fare, avevo parcheggiato quella mattina la macchina in tangenziale e poi mi ero messo a camminare con calma per la città.  Avevo camminato e parlato con tutti quelli che avevo incontrato, da quante ore, non ricordo.
Perché? Perché! Perché avevo finito di fare tutto quello che dovevo.
Ma che cosa dovevo fare oggi?
Questa era la domanda che mi facevo fin dal mattino, fin da quando avevo parcheggiato la macchina.
Mi ero svegliato presto, pieno di energia, poi con lena ero uscito dal letto, mi ero lavato, pettinato, avevo bevuto un bicchieri di latte Freddo, non avevo tempo per scaldarlo e poi mi ero vestito con cura,  oggi volevo essere elegante, volevo che la gente mi notasse, volevo che chi mi incontrasse in giro potesse dire, ah quello si che oggi ha da fare delle cose importanti, avevo scelto con cura i calzetti, blu, avevo scartato quelli bucati in punta, anche se avevo pensato che con le scarpe nessuno avrebbe notato i buchi.
Avevo scelto un paio di pantaloni grigi, con la piega, puliti.
La camicia era difficile da scegliere, la blu o quella azzurra, alla fine avevo scelto quella azzurra.
Un paio di scarpe belle, pulite, di pelle nera e per finire un maglioncino color crema.
Oggi era una giornata da cappotto, non da piumino.
Sì, oggi avrei messo un cappotto grigio, bello.
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