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Free Tibet
Gl auguri di Luciana Littizzetto
Novembre 1, 2007 — raccontidelcuore
Ho incontrato Luciana a Bologna e le ho regalato il mio libro appena uscito, mi ha scritto una piccola dedica .
Simpatica Luciana. Io la cito in “Cara Cytind…”. Grande. Ma di tutte le dediche che ho avuto, una ne ho particolarmente a cuore, ed è quella di Simon Wiesenthal, il cacciatore di nazisti, quello che ha trascorso la propria vita a tentare di assicurare i criminali alla giustizia. L’ho conosciuto oltre vent’anni or sono, nell’anteprima della proiezione del film “Wiesenthal”: trovarmi davanti a lui è stata un’emozione fortissima. Ricordavo le parole che aveva sempre detto, rifiutandosi di tornare a una vita normale per proseguire la sua ricerca di giustizia: diceva “Quando incontreremo i nostri fratelli, morti nei campi di concentramento, cosa diremo loro? Io sono stato medico, io architetto, io insegnante… io voglio poterli guardare negli occhi e dire loro: io non vi ho dimenticato”. Chissà se ha potuto farlo. A me avevano consegnato una copia del suo libro all’ingresso, in una saletta del Parlamento. Al termine della proiezione, ho visto tutti in fila per farsi autografare la copia, e allora mi sono messa in fila anch’io. Quando sono stata davanti a lui, avrei voluto dirgli tante cose ma… ma, a parte l’emozione, in che lingua parla Simon Wiesenthal? E allora l’ho guardato negli occhi, e gli ho sussurrato: “grazie!”. Poi, riprendendo la mia copia autografata, li ho riabbassati e sono corsa via.
Non c’è una dedica sul libro, c’è solo la sua firma: ma tra le righe è possibile leggere: “Non vi ho dimenticato”.
Novembre 2, 2007 alle 1:18 pm
Simpatica Luciana. Io la cito in “Cara Cytind…”. Grande. Ma di tutte le dediche che ho avuto, una ne ho particolarmente a cuore, ed è quella di Simon Wiesenthal, il cacciatore di nazisti, quello che ha trascorso la propria vita a tentare di assicurare i criminali alla giustizia. L’ho conosciuto oltre vent’anni or sono, nell’anteprima della proiezione del film “Wiesenthal”: trovarmi davanti a lui è stata un’emozione fortissima. Ricordavo le parole che aveva sempre detto, rifiutandosi di tornare a una vita normale per proseguire la sua ricerca di giustizia: diceva “Quando incontreremo i nostri fratelli, morti nei campi di concentramento, cosa diremo loro? Io sono stato medico, io architetto, io insegnante… io voglio poterli guardare negli occhi e dire loro: io non vi ho dimenticato”. Chissà se ha potuto farlo. A me avevano consegnato una copia del suo libro all’ingresso, in una saletta del Parlamento. Al termine della proiezione, ho visto tutti in fila per farsi autografare la copia, e allora mi sono messa in fila anch’io. Quando sono stata davanti a lui, avrei voluto dirgli tante cose ma… ma, a parte l’emozione, in che lingua parla Simon Wiesenthal? E allora l’ho guardato negli occhi, e gli ho sussurrato: “grazie!”. Poi, riprendendo la mia copia autografata, li ho riabbassati e sono corsa via.
Non c’è una dedica sul libro, c’è solo la sua firma: ma tra le righe è possibile leggere: “Non vi ho dimenticato”.